Garantire l’efficienza nel settore retail: il caso di Unieuro

Pietro Alessandro Visconti

I mesi trascorsi sono stati molto difficili per tutti e hanno imposto, soprattutto alle aziende di retail, di modificare profondamente le proprie abitudini di gestione della logistica, dei punti vendita e delle proprie persone.

Eppure, come ogni evento radicale, se da un lato ha messo in luce le debolezze e fatto emergere alcune delle minacce (sia in termini di protezione e videosorveglianza che in termini di business del settore), dall’altro ha permesso di premiare le aziende più innovative, capaci di fare delle soluzioni più avanzate dei veri e propri punti di forza, capaci di sfruttare le opportunità che anche la complessa situazione del lockdown e della pandemia hanno permesso.

Cominciando dalle difficoltà, l’evento pandemico ed il relativo lockdown, come per tutti, hanno avuto un impatto molto importante sia sulle operatività ordinarie che sui risultati economici.  E’ stato necessario ripensare e reimpostare molte attività ed è stato necessario farlo “al volo”. Per nostra fortuna siamo un’azienda molto poco verticale ed a mio parere opportunamente veloce.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il periodo di chiusura ha comportato un incremento del normale “stress” a cui è sottoposta la nostra funzione, anche solo in termini di sicurezza fisica (non sono mancati episodi in cui proprio per il fatto che, in linea di massima,  nessuno poteva  circolare, alcuni “anomali” avventori hanno provato a farci comunque visita). Le soluzioni di videosorveglianza che adottiamo e l’integrazione con altri sistemi di protezione ci hanno permesso di superare anche questo momento, e di apprendere alcune modalità con cui affrontare il momento prossimo che ci accingiamo a vivere.

Una buona organizzazione veloce e flessibile può, con certezza, aiutare ad essere robusti e resilienti in periodi di grossa turbolenza. Con altrettanta certezza è necessario andare quindi oltre agli obiettivi e modalità di una singola funzione aziendale ( la mia, per esempio) e spolverare un po’ di visione sistemica: quando si parla di “buona organizzazione” si parla di una struttura capace di operare con ridondanza ( consapevoli del costo ma certi dell’ opportunità/necessità), con velocità, senza approcci ideologici; cornici organizzative grandemente situazionali, con forte orientamento agli obiettivi, ma con ben chiaro in testa l’ecologia del sistema; con capacità di gettare al vento le proprie zone di comfort a rischio di prendere qualche cantonata ( cosa che non si può mai escludere). Poi occorre una responsabilità diffusa sia su quegli ambiti che ci riguardano direttamente che su quelli che possono sembrarci distanti.

Oggi, parlare di sicurezza per un’azienda retail tocca inevitabilmente molti aspetti, due dei quali sono la sicurezza fisica di strutture e punti vendita, e quella personale di dipendenti, clienti e fornitori, garantita attraverso regole di condotta e distanziamento. Sono comparse molto velocemente, a tal riguardo, soluzioni tecnologiche strettamente legate alla videosorveglianza che, unite a nuove modalità procedurali per il personale hanno permesso una graduale e relativamente veloce ripresa delle attività anche sul canale fisico. Certo, rimangono alcune situazioni che aiutano gli avventori “anomali” di cui sopra: la mascherina aiuta chi vuole agire senza farsi riconoscere, per esempio. Ma è un piccolo prezzo che siamo comunque contenti di pagare.

Da un altro punto di vista, il lockdown ha corrisposto anche ad un significativo aumento delle operazioni online e ha premiato le aziende capaci di garantire una logistica efficace e tempestiva. Nello specifico, anche la nostra logistica è stata sottoposta ad un livello di sollecitazione veramente importante: le vendite online hanno avuto incrementi ben noti grazie ai quali (a proposito di ridondanza) l’azienda è riuscita  (e contiamo sul fatto che riuscirà), a mitigare in maniera importante gli effetti delle chiusure. Nel nostro polo, l’adozione di misure cautelative in termini di protezione (mascherine, distanziamenti, chiusura delle aree di assembramento, divieti di assembramento, rilevazione di temperatura, solo per fare qualche esempio) a partire dalla prima segnalazione del “paziente 1“ ( ricordo  le perplessità di chi all’ epoca ci riteneva eccessivi), hanno con ogni probabilità permesso alla funzione di affrontare carichi di lavoro molto superiori al normale tutelando persone e business.

Non sono mancate le difficoltà sia da un punto di vista prettamente operativo, sia da un punto di vista Safety&Security, sia da un punto di vista del servizio al cliente: i numeri, tuttavia, ci stanno dando ragione. Questo periodo infine ha fatto emergere qualche nuova esigenza che ci ha permesso di riflettere sulla necessità di nuove soluzioni.

Senza scendere in particolari, sto pensando ad una maggiore integrazione dei sistemi che da sempre è un tema che mi sta molto a cuore. Non che non lo immaginassimo prima, ma ora l’evidenza è acclarata.