Proteggere l’infrastruttura alimentare

Pietro Tonussi

Da ormai un paio di mesi ci siamo abituati ad ascoltare termini che nessuno avrebbe mai pensato di sentire nè tantomeno utilizzare. È evidente che l’emergenza causata dal Covid-19 stia in qualche modo influenzando le nostre vite e il nostro approccio alla vita stessa. Stiamo comprendendo, quasi inconsapevolmente, cosa possa essere critico o no e cosa possa essere essenziale oppure no.

Ed è proprio intorno a queste due parole che vorrei fare delle riflessioni. Tutto sta diventando critico, se non correttamente gestito. E se non si gestiscono correttamente queste criticità rischiamo di mettere a repentaglio i servizi essenziali.

Già, in questo periodo abbiamo anche imparato a capire cosa sono i servizi essenziali. Anche se per la maggior parte delle persone tutto può essere essenziale, negli art. 1 e 2  del CCNL 06-07-1995 viene ben descritto quelli che sono i servizi davvero essenziali per il nostro paese e i suoi cittadini.

Tra questi indubbiamente vi è tutta la catena alimentare.

L’industria alimentare è senza dubbio tra i settori sottoposti a maggior stress: alla consueta attività di protezione delle linee di produzione da contaminazioni e danneggiamenti si è affiancata la necessità di mantenere aperti gli stabilimenti, in quanto attività indispensabile, adottando protocolli e procedure finalizzate a garantire ai propri dipendenti la possibilità di lavorare in sicurezza e senza rischi.

Questo scenario è stato peraltro recentemente confermato da Francesco Rana, Corporate Security Manager presso un primario gruppo agroalimentare italiano, in una sua recente intervista pubblicato da Essecome su come il periodo abbia alzato ancora di più l’attenzione al tema Food Defense a tutto quello che il settore richiede: protezione del cibo, della catena di trasformazione facendo lavorare il personale nel modo più consono possibile.

L’industria alimentare globale rappresenta un’importante percentuale del PIL di tutto il mondo (ad oggi il 12%): un settore molto difficile da monitorare completamente, ramificato in molti Paesi anche quando si parla di un singolo alimento – si pensi ad esempio al caffè o alla frutta – la cui filiera costituisce un’infrastruttura critica nel suo insieme. Soprattutto se si pensa che quasi tutti i Paesi del mondo hanno affrontato problemi di contaminazione alimentare, sia intenzionale che accidentale – alcuni dei quali hanno rappresentato una seria minaccia per la vita umana – e alcuni Stati, in particolare, hanno avuto una ricaduta significativa sul commercio locale e internazionale.

L’emergenza alza il livello di attenzione ma i messaggi devono essere indirizzati nel modo corretto e alla giusta persona, soprattutto se si parla di tecnologia. Il reparto Food& beverage, come la stragrande maggioranza delle infrastrutture critiche, è caratterizzato da 3 stakeholder coinvolti nell’emergenza:

  • Il Security Manager, responsabile degli asset aziendali (strutture, macchinari, magazzini, …)
  • L’Operation Manager, responsabile del controllo processi
  • L’HSE, Health and Safety Executive, responsabile della safety.

Tutti e tre hanno delle caratteristiche comuni e concorrono al medesimo obiettivo: salvaguardare tutta la catena che inizia dal perimetro più esterno proteggendo quanto più possibile la struttura e gli spazi interni dalle minacce provenienti da fuori.

 

Proteggere il perimetro – Antintrusione

Il tema di maggior momento è senza dubbio quello della protezione dai rischi legati ad attacchi da contaminazione volontaria e quindi dolosa del prodotto, che si lega alla necessità di proteggere l’infrastruttura di produzione, trasporto o stoccaggio dei prodotti prima della distribuzione.

La protezione perimetrale è il primo anello di difesa di un’infrastruttura. Tradizionalmente, due sono i metodi utilizzati, se non congiuntamente spesso l’uno in alternativa all’altro:

  • I sistemi di videosorveglianza
  • I sistemi di antintrusione basati su sensori di presenza e movimento

La prima esigenza è infatti quella di monitorare il perimetro dello stabilimento o del magazzino e controllare eventuali infrazioni, riducendo al minimo i falsi allarmi e la necessità di controllo da parte di agenti di sicurezza che, in una situazione di emergenza, può comportare non solo costi aggiuntivi ma anche una maggiore esposizione al rischio.

A questo proposito una soluzione ottimale dovrebbe integrare telecamere termiche e sistemi di analisi video capaci di esaminare una potenziale minaccia rilevata (ad esempio la presenza di qualcosa nelle vicinanze del perimetro) ed escludere automaticamente quelle non pericolose – come il passaggio di un animale – e notificare immediatamente la sicurezza in caso di situazioni particolarmente critiche.

Un’altra opportunità per il monitoraggio è costituito dall’utilizzo dei radar, che possono essere impostati per operare all’interno di zone specifiche, ad esempio il tetto degli edifici o un’area recintata, e può rilevare movimenti all’interno di un’area più ampia rispetto a quella delle telecamere termiche.

 

La protezione delle aree interne: PTZ per ridurre il TCO

Molti dei nostri clienti hanno iniziato ad utilizzare con successo all’interno dei propri stabilimenti delle telecamere panoramiche, dotate di funzioni Pan-Tilt-Zoom, che permettono di monitorare un’area molto ampia grazie alla ripresa a 360°: una soluzione che comporta una significativa riduzione del total cost of ownership perché risolve con un solo strumento le necessità di monitoraggio senza dover acquistare, installare e mantenere più dispositivi per ottenere lo stesso livello di copertura. Inoltre, durante l’installazione, sono necessari solo un cavo, una sola licenza VMS (Sistema di Gestione Video) e deve essere configurato un solo dispositivo.

Le telecamere panoramiche offrono una soluzione molto più flessibile, in particolare per le aziende con settori o esigenze di sorveglianza particolari – come ad esempio la necessità di monitorare più linee di produzione contemporaneamente. Le telecamere panoramiche multidirezionali possono essere regolate per puntare e inquadrare solo l’obiettivo desiderato, senza la necessità di spostare fisicamente l’unità in un’altra posizione.

 

Le aree a rischio

Un efficiente sistema di antintrusione deve essere supportato da prodotti e soluzioni adeguate se all’interno del perimetro vi sono aree cosiddette critiche. Mi riferisco a depositi di materiale infiammabile o a rischio esplosione (cereali, farine) che potrebbero mettere a repentaglio i dipendenti (in termini di safety) e le infrastrutture stesse (gli asset) oltre naturalmente al prodotto primario di quella specifica area di produzione.

Per questa ragione, anche la filiera alimentare dovrebbe includere nei propri sistemi di videosorveglianza telecamere capaci di resistere ad incendi o detonazioni. Le telecamere certificate per l’utilizzo in applicazioni esplosive secondo gli standard applicabili vengono definite Explosion-Protected, o ATEX. Il vantaggio di questa tecnologia è in primo luogo collegato alla sicurezza del personale: queste telecamere sono in grado di fornire dati senza necessitare di un controllo umano in aree con presenza di incendi o di versamenti di prodotti chimici. È infatti possibile accedere alla telecamera per ispezionare l’area e risalire alla causa del danno senza bisogno che un operatore arrivi fisicamente sul posto rischiando spiacevoli incidenti e allungando i tempi di intervento per la necessità di indagare sul posto.

La certificazione delle telecamere ATEX è effettuata in base alle aree nelle quali dovrebbero operare, con diverse specifiche adottate in tutto il mondo. In Europa, i prodotti conformi alla direttiva ATEX adottano il simbolo Ex.

Il sistema a zone definisce la probabilità della presenza, nell’atmosfera circostante, di materiale a rischio in concentrazioni potenzialmente infiammabili o esplosive.

Il secondo vantaggio di queste soluzioni è dato dalla loro resistenza: le telecamere anti-deflagranti sono caratterizzate da una custodia in acciaio inossidabile o alluminio che le rende adatte all’utilizzo in zone dove la presenza di materiali infiammabili (liquido, gas, polvere, vapore) per un periodo prolungato può creare esplosioni.

 

Controllare gli accessi

Il controllo della catena agroalimentare è fondamentale durante la fase di trasformazione delle materie prime, dove l’intervento umano è necessario per verificare il buon funzionamento dei processi in corso. Regolamentare l’accesso ad aree specifiche (le cosiddette “aree bianche”) diventa quanto mai decisivo per evitare rischi e contaminazioni.  Generalmente si tratta di procedure già regolamentate, ma ritengo utile aggiungere alcune considerazioni.

Il controllo degli accessi è una delle attività chiave per le infrastrutture critiche e deve essere sottoposta ad almeno un doppio livello di controllo per essere realmente efficace. I badge di accesso sono infatti ancora oggi lo strumento più utilizzato in ambito aziendale e industriale, ma non garantiscono che la persona che sta entrando con quel badge sia effettivamente il suo possessore. A tal proposito, un livello aggiuntivo può essere inserito prevedendo l’integrazione con altre soluzioni come l’utilizzo combinato di badge e di un codice QR temporaneo sullo smartphone della persona che deve entrare o attraverso telecamere dotate di software di analisi facciale collegate ad un database.

Queste funzioni sono integrabili con la maggior parte dei sistemi di videosorveglianza utilizzati a livello industriale. Associare una buona protezione perimetrale con un efficiente sistema di controllo accessi può ridurre sensibilmente il rischio di infrazione o di accesso da parte di malintenzionati o di persone non autorizzate, che potrebbero volutamente o meno compromettere l’integrità degli alimenti e la sicurezza del personale.

 

Soluzioni per ogni esigenza

L’industria alimentare è un’infrastruttura critica fondamentale in qualunque paese del mondo, fondamentale sia per il mantenimento del benessere e dell’approvvigionamento dei cittadini che per la salvaguardia della loro salute fisica. Una situazione come quella che stiamo vivendo, in cui gli alimenti possono essere parte attiva nella diffusione della pandemia e in cui il personale che vi lavora è a sua volta a rischio contagio – e sottoposto a strette regole di distanziamento e interazione sociale – vede nella tecnologia connessa alla videosorveglianza un alleato fondamentale per ridurre i rischi e mantenere la sicurezza della filiera.

Dalla protezione del perimetro di stabilimenti e depositi da intrusioni e effrazioni alla gestione degli accessi e la salvaguardia dell’attività delle linee di produzione fino alla difesa della sicurezza fisica di dipendenti e fornitori: le soluzioni trattate in questo articolo possono supportare la produzione il settore alimentare in un ampio numero di applicazioni, garantendo la continua raccolta di dati e informazioni, utilizzabili per riconoscere criticità e delineare protocolli e procedure efficaci, anche in circostanze a rischio, che possono essere condivise tra tutti gli attori della filiera e le istituzioni.

 

Scopri di più sulle soluzioni Axis per la filiera alimentare:

Food Protection