Implementare l’IoT nel Real Estate

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L’Internet of Things cambierà il settore immobiliare. Siamo oggi ad un passo da una trasformazione radicale, mai come ora necessario: l’introduzione di piattaforme innovative e il miglioramento della nostra capacità di gestire i dati.

L’ascesa dell’IoT ci ha spinto in una nuova era dell’informazione in cui i dati sono il motore della trasformazione. Le aziende stanno iniziando a raccogliere, archiviare e ad utilizzare i dati generati dai dispositivi smart e connessi alla Rete in modi sempre più intelligenti. Un trend che ha creato nuove opportunità anche nel settore immobiliare e che sta iniziando a consolidarsi.

A livello mondiale secondo Jll, tra i leader mondiale nei servizi immobiliari, il proptech (property+technology) – definizione che racchiude le innovazioni basate sul digitale relative al mondo della progettazione, costruzione, gestione e commercializzazione degli immobili – entro il 2020 catturerà 4,5 miliardi di dollari di investimenti l’anno.

In Italia secondo l’osservatorio “Proptech monitor” del Politecnico di Milano, in questo segmento ci sono circa 50 attori attivi, 89 in Svizzera, 155 in Germania e oltre 200 in Gran Bretagna e Spagna.

Nell’era dell’informazione il modello di business più efficace – e la soluzione più logica per i proprietari di immobili – è l’utilizzo di piattaforme digitali. Infatti, avere la possibilità di accedere a immobili e infrastrutture con tecnologie intelligenti può realmente fare la differenza, sia in casa che sul posto di lavoro.

Anche i proprietari di casa hanno iniziato a richiedere in misura sempre più crescente queste innovazioni in grado di migliorare notevolmente la loro vita quotidiana.

Queste tecnologie esistono. Produttori di dispositivi appartenenti a diversi settori, dall’assistenza sanitaria agli elettrodomestici, già gareggiano per creare e vendere tecnologie connesse sempre più avanzate ed efficaci.

Tuttavia, la realtà è che i dispositivi IoT nel settore immobiliare non vengono ancora utilizzati, nonostante i vantaggi che offrono. I fornitori IoT hanno realmente bisogno di un supporto più attivo affinché queste soluzioni vengano adottate in massa.

Due le possibili ragioni.

In primo luogo, c’è da considerare che la maggior parte dei dispositivi IoT domestici, dalle lavatrici e ai frigoriferi, dagli allarmi anti-fumo e alla sicurezza fisica, viene installata dal costruttore o dal proprietario dell’immobile prima che un inquilino si trasferisca nella proprietà. Un compito più difficile perché venderli ai consumatori è sicuramente meno proficuo che venderli all’ingrosso ai costruttori immobiliari.

In secondo luogo, per funzionare correttamente i dispositivi IoT devono essere connessi a Internet. E per comunicare con altri apparecchi questi sistemi devono essere aperti. Un dispositivo IoT chiuso crea una significativa barriera per il consumatore, rende più complessa l’implementazione di aggiornamenti e di accorgimenti per la sicurezza e limita il possibile dialogo con soluzioni di partner e altri produttori.

 

Un valore sprecato

La mancata adozione di massa ha fatto sì che le tecnologie IoT non siano state ancora integrate negli edifici e negli immobili. Ma questo rallentamento non deve nascondere una duplice opportunità: per i proprietari di immobili, di facilitarne l’adozione su larga scala; per i consumatori, quella di avere il supporto di una piattaforma IoT per integrare i dispositivi connessi.

È chiaro che, per i proprietari immobiliari, l’IoT non rappresenta solo un naturale miglioramento del valore complessivo dell’edificio, ma anche l’occasione per migliorarne le prestazioni e la qualità.

Detto questo, vale la pena sottolineare che non stiamo parlando della semplice adozione o integrazione di prodotti IoT da parte dei proprietari immobiliari. Si tratta piuttosto dell’opportunità di sfruttare gli asset degli immobili, il fatto che siano accessibili, per attuare finalmente l’implementazione sul larga scala dei numerosi dispositivi IoT disponibili sul mercato.

 

Soluzione della Piattaforma

Manca tuttavia un tassello fondamentale: la presenza di un intermediario che da un lato individui e selezioni i fornitori di prodotti IoT e che dall’altro supporti i consumatori nella loro adozione in ambienti domestici e lavorativi.

Di seguito, alcune domande operative che dobbiamo porci. Le risposte ci prepareranno al passaggio a questo modello.

  1. Gestione delle risorse: come devono essere integrati i dispositivi IoT in un asset fisico, a livello di edificio, appartamento o ufficio?
  2. Gestione dei servizi: quali categorie di “servizi” IoT sono più preziose e rilevanti? Ad esempio tra questi possono rientrare sicurezza, salute, cucina, gestione dello spazio, illuminazione, suono ed energia? Come dovrebbero essere gestiti e integrati? E da chi?
  3. Gestione degli inquilini: in che modo i servizi dell’IoT dovrebbero essere gestiti e con che tipo di supporto? Da terze parti, ce ne sono?
  4. Gestione dei dati: quali sono i flussi di informazioni chiave associati all’uso dell’IoT? Come possono essere gestiti e utilizzati correttamente?

Rispondendo a queste domande, per i proprietari immobiliari e gli integratori di servizi dell’IoT sarà possibile comprenderne i vantaggi per il loro settore. L’IoT genera grandi flussi di informazione che coinvolgono quantità significative di dati privati. È quindi corretto affermare che lo sviluppo di piattaforme IoT dovrebbe evolvere insieme alla capacità di gestione di questi dati.

 

Questo articolo è un adattamento all’Italia del contenuto apparso originariamente in lingua inglese sul blog globale Secure Insight