Perché l’economia circolare è il prossimo passo (obbligato)

Carl Trotzig

 

Rifiuti di plastica disseminati negli oceani. Cambiamento climatico. Perdita di biodiversità ed estinzione di specie. Sono solo alcuni degli esempi che rendono evidente il fatto che stiamo sottoponendo la Terra a uno sforzo difficile da sostenere. Alcuni dei cosiddetti limiti planetari stanno raggiungendo il punto critico e generando un danno irreversibile.

Dall’altro lato, sono sempre di più le iniziative che spingono nella giusta direzione. Ad esempio, i 17 obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite (SDGs) sono un tema che le aziende, le organizzazioni e i governi devono tenere in considerazione e a cui devono fare riferimento per la sostenibilità del proprio lavoro.

E’ certamente una buona cosa, ma se vogliamo davvero costruire un mondo sostenibile per le future generazioni, è tempo di scegliere un modello circolare.

 

Attenzione all’intero ciclo di vita

“Economia circolare” non è un termine nuovo. E’ stato reso popolare dall’ex navigatrice britannica Ellen MacArthur. La sua organizzazione no profit, la Fondazione Ellen MacArthur, lavora con società, governi e università per guidare la transizione verso un modello economico basato su tre principi:

  • Eliminare il più possibile rifiuti e inquinamento
  • Mantenere prodotti e materiali in uso il più a lungo possibile
  • Rigenerare i sistemi naturali

Questo piano rende imperativo seguire una prospettiva sul ciclo di vita di ogni oggetto di produzione. Le aziende possono promuove la sostenibilità e la riciclabilità già nella fase di design attraverso le specifiche e la scelta dei materiali. Significa per esempio smettere di utilizzare risorse finite, come la plastica basata sulle estrazioni fossili e concentrarsi su materiali biologici o riciclati al suo posto. E’ inoltre importante progettarli affinché siano facilmente riutilizzati o riciclati.

Sarebbe poi preferibile che le società tendessero a estendere il ciclo di vita di un prodotto e dei suoi componenti, producendo oggetti con una funzionalità e una durata superiore. Quando un prodotto comincia a danneggiarsi o a strapparsi, le società potrebbero proporre ai propri clienti modalità vantaggiose di riparazione anziché forzarli all’acquisto di un nuovi prodotti. Aggiornare le piattaforme esistenti o creare nuovi modelli di business in modo da non richiedere che i clienti acquistino nuovi prodotti.

Nell’economia circolare, l’attenzione si pone generalmente su un materiale alla volta. Ma un materiale non mantiene necessariamente la stessa qualità nel corso del suo intero ciclo di vita. Per esempio, il riciclo reduce la qualità della plastica, che prima o poi diventerà un rifiuto in una discarica o bruciato in un inceneritore. Dall’altro lato, la maggior parte dei metalli può, a seconda della lega, essere riciclato praticamente all’infinito preservando qualità e funzionalità.

 

Scegliere nuovi modelli di business

Vi sono anche alcune alternative, come ad esempio l’adozione di modelli di business più sostenibili. Tra di essi ad esempio i “sistemi deposito” dove i clienti sono ricompensati in qualche modo per la restituzione di prodotti a fin di vita. Ad esempio, un’azienda manifatturiera potrebbe pagare la spedizione o offrire sconti su altri prodotti in caso di restituzione per riciclo. Anche il noleggio dei prodotti potrebbe essere una strada percorribile.

Questi modelli di business hanno naturalmente le proprie sfide, dalla legislazione alla scarsità di infrastrutture. La buona notizia è che può essere fatto, come è stato provato da diversi settori dove le società hanno creato il proprio sistema in cui i clienti possono riportare i prodotti per il riciclo, il riuso o il compostaggio.

Un esempio in questo senso è Canon, che per prima ha inaugurato un progetto di riciclaggio dei toner già negli anni 90, portandolo avanti fino ad oggi. Recentemente, la stessa Ikea ha annunciato che avrebbe fatto partire un progetto pilota di noleggio di mobili. Il gigante svedese dell’arredamento si è inoltre impegnato ad utilizzare solo fonti rinnovabili e materiali riciclabili nel 2030 e a proporre prodotti che possano essere facili da riutilizzare, riparare e riciclare. Altre aziende nel settore dell’abbigliamento stanno raccogliendo vestiti e scarpe usate per riciclarli, proponendo spesso uno sconto. Quindi, la circolarità si sta diffondendo, seppur lentamente.

 

I clienti guidano la transizione

In questo scenario, come si sta muovendo l’industria della sicurezza?

Le situazioni variano molto, non solo geograficamente ma anche per quanto riguarda i clienti e i settori industriali. La parte informatica del business è generalmente più evoluta rispetto al tradizionale settore della sorveglianza. Ma arriveremo tutti allo stesso punto, prima o poi, perché un numero crescente di clienti sta chiedendo ai propri fornitori di essere più sostenibili, e questa richiesta guiderà la transizione.

Come leader di settore, Axis mira a guidare questo sviluppo attraverso diverse iniziative che si muovono nella giusta direzione grazie all’alta qualità dei nostri prodotti (che già di per sé allunga il loro ciclo di vita). Abbiamo introdotto centri di riparazione in tutto il mondo e un supporto a lungo termine per gli update dei software.

Inoltre, stiamo rivolgendoci sempre di più al cosiddetto Green Design dei nostri prodotti, le cui specifiche richiedono materiali riciclati e non tossici. Per esempio, Axis sta utilizzando plastica riciclata PET dalle bottiglie per lo chassis delle nostre telecamere, e stiamo eliminando l’utilizzo di ritardanti di fiamma al bromo/cloro (BFR/CFR): un’iniziativa in cui siamo un passo avanti rispetto alla regolazione internazionale.

 

I progetti più interessanti guardano avanti

Axis sta inoltre prendendo parte in un progetto di ricerca annuale sull’economia circolare e/o a base biologica, gestita dall’authority svedese per l’innovazione Vinnova. Il progetto indagherà i requisiti necessari per il suo successo. Un obiettivo del progetto è anche quello di diffondere la conoscenza su questo nuovo modello: teniamo molto al suo successo e potremo vedere i primi risultati in un paio d’anni.

Una transizione verso l’economia circolare non è una soluzione capace di risolvere del tutto i problemi del pianeta. Ma c’è un grande lavoro da fare per ridurre lo stress a cui abbiamo sottoposto la Terra e per creare un futuro più positivo per le prossime generazioni. E chi non vorrebbe prendervi parte?

 

Scopri di più sul modo in cui Axis sta contribuendo ai sustainability goals delle Nazioni Unite:

Axis per la Sostenibilità